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Vendere server Cloud: cosa bisogna sapere

Quando si parla di Cloud Computing si intende tutta una serie di soluzioni e servizi che si fruiscono da remoto su server Cloud e quindi hardware virtualizzato, piattaforme di sviluppo e applicativi. In quest’ottica è interessante notare come l’IaaS (ossia Infrastrutture as a Service) sia la forma di Cloud che cresce più rapidamente, perché c’è molto interesse per l’acquisto dell’infrastruttura virtualizzata da parte dell’utenza. Andando ad analizzare la crescita nel tempo, si vede come l’IaaS si attesti, nel periodo dal 2018 al 2020, al 20,2% e le previsioni sono così fino al 2022. L’IaaS gode di un incremento generale anno su anno in termini di spesa da parte dei clienti del 20,2%; riportando questo valore dalla parte di chi si mette a vendere infrastrutture Cloud significa un incremento del business anno su anno rilevante. Quindi un’opportunità da non perdere.

Sicuramente tra i vari business legati al Cloud, l’IaaS è quello che ha avuto l’incremento più alto e quindi è l’elemento trainante in questo momento.

Questa crescita riguarda Amazon AWS, Microsoft, Google, ma anche altri player minori del mercato. Lo vediamo anche come CoreTech, perché i clienti che iniziano ad attivarsi acquistando l’infrastruttura Cloud sono in crescita è normalmente ciò rappresenta l'inizio di una strada che li porta a continuare a muoversi in quella direzione, quindi la vendita dell'hardware, dei server fisici al cliente è un qualcosa che avviene solo in alcuni casi viene sempre più abbandonata.

Passare al Cloud: vantaggi per i clienti

Il 2019 è stato il primo anno in cui la spesa per soluzioni Cloud ha pareggiato quella in soluzioni on premise; la prima è in aumento mentre la seconda in progressivo calo. Questo trend è motivato dai vantaggi che andare nel Cloud porta alle aziende.

I vantaggi che può avere un cliente a spostare la propria infrastruttura nel Cloud e che un venditore può avere nell’investire nel Cloud sono parecchi; per un cliente finale c’è il vantaggio di carattere tecnico, perché avere un’infrastruttura o un server in Cloud, se ha scelto il Cloud coerente con sono le proprie esigenze, gli dà accesso a caratteristiche che normalmente in casa non si potrebbe permettere. Infatti a parità di risorse computazionali e di scalabilità, il Cloud ha costi nettamente inferiori perché non serve comprare hardware né sostituirlo al crescere delle esigenze.

Negli ambienti di produzione come quelli che propone CoreTech sono integrate funzionalità di sicurezza, di ridondanza e backup dell’ambiente, tutti elementi che non sempre, anzi molto spesso non sono presenti all'interno di un'azienda.

Quindi un cliente che esternalizza va a migliorare l'organizzazione della propria infrastruttura e questo ha dei risvolti anche ad esempio per quanto riguarda l'adempimento alla normativa italiana GDPR, perché nel Cloud si trova automaticamente in un contesto regolamentato e anche da questo punto di vista. Diciamo che dovrebbe esserlo, poi c'è Cloud e Cloud, però se si sceglie con criterio si riesce a risolvere tale problematica.

C’è poi un vantaggio di carattere economico e qui i conti vanno fatti bene, perché spesso un cliente magari va a confrontare l’acquisto di un server e l'acquisto di un servizio o di un server in Cloud e nei conti che fa l’investimento nel Cloud a lungo termine supera quello dell'acquisto, ma non è una considerazione assoluta, perché mentre l'acquisto di un server Cloud dà comunque il vantaggio di avere un canone fisso ricorrente e quindi un flusso di spesa preventivabile per il cliente, avere la propria infrastruttura fisica significa non solo accollarsi l’onere di aggiornarla e sostituirla quando obsoleta (mentre i costi di aggiornamento e gestione del Cloud sono in carico al provider e compresi nel canone). Infatti nel momento in cui il cliente acquista un server da mettere in casa deve preventivare dei costi indiretti come la corrente elettrica, la refrigerazione del server, lo spazio che deve occupare, la manutenzione e riparazione in caso di problematiche hardware, il supporto tecnico ecc.

Insomma, tutta una serie di spese latenti che spesso un cliente non considera in prima battuta ma che esistono e influenzano la valutazione.

Questo è un aspetto da prendere in considerazione, come anche la differenza tra l’acquisto in conto capitale che viene chiamato Capex e l’acquisto in conto operativo (Opex): nel primo caso l’azienda acquista il bene, che può essere un insieme di macchine per un valore di 20.000 euro per software e hardware e lo mette in ammortamento di 3 o 5 anni. L’anno dell’acquisto non lo scarica per intero. Altro discorso è l’acquisizione in Opex e quindi noleggio operativo: se spende 3.000 euro quest’anno li scarica tutti; facendo la moltiplicazione del canone mensile x 36 mesi, ad esempio, troviamo sempre un valore più alto che se consideriamo l'acquisto del materiale, però è un costo dilazionato.

Il vantaggio economico per i clienti è che possono pagare solo per le risorse che utilizzano, quindi non devono fare acquisti di nuovo hardware e non devono non hanno corsi di licenza.

Il canone fisso permette al cliente di fare il suo budget e sa che per i suoi due o tre server, ad esempio, ha un canone fisso comprendente il costo del supporto tecnico fornito dal Service Provider.

Nel confronto rientrano vari ragionamenti come quello sull’availability, perché generalmente non tutti i clienti hanno un CED a disposizione ma hanno un luogo all'interno dell'ufficio dove mettono i server, quindi non sono proprio in regola col GDPR, non hanno a disposizione dei cluster a magari dei singoli dei singoli server per cui qualsiasi guasto è un fermo servizio; questo problema sul Cloud non si pone perché la disponibilità del sistema è garantita dal provider.

Peraltro a favore del Cloud c’è il fatto che molti clienti hanno l’esigenza di esternalizzare perché magari hanno più sedi, le persone che lavorano in mobilità o magari devono lavorare in Smart Working.

Quindi un’analisi meramente economica può non essere corretta nel fare il confronto tra Cloud e infrastruttura fisica in casa.

Vantaggi per i fornitori nel vendere Cloud

Ci sono poi i vantaggi che derivano al rivenditore dal proporre soluzioni Coud invece che server fisici, da considerare quando un cliente deve cambiare la propria infrastruttura; in tal caso conviene proporgli di passare al Cloud, ma bisogna prima cercare un fornitore o partner cui appoggiarsi per iniziare a proporre la virtualizzazione delle infrastrutture IT dei propri clienti.

Questo passaggio è necessario per adeguarsi ai tempi, perché se prima il business era basato sulla rivendita dell'hardware e delle soluzioni software, adesso tutto si sta muovendo nella direzione dell’erogazione di servizi, il che porta a una redditività diversa e con maggiore sicurezza rispetto alla formula del passato con la vendita di qualcosa che lasciava anche meno possibilità di prevedere quelli che sono gli introiti da parte dell’azienda. Quindi chi si sposta nel Cloud ha la possibilità di focalizzarsi sull’erogazione dei servizi.

Chi già si muove proponendo servizi si trova agevolato, mentre chi è legato ancora alla vecchia modalità dovrà in qualche maniera sforzarsi di adattare il proprio modello di business a quello che sta facendo in questo momento perché diventa l'elemento importante per cavalcare questo periodo di tanti cambiamenti nel settore IT.

L’esternalizzazione in ambiente Cloud molto spesso risolve l’annoso problema della gestione dei backup, che spesso incombe sul Service Provider, il quale se va bene si fa pagare dai clienti per la gestione dei backup, ma sa che è una responsabilità della quale il cliente lo investe e soprattutto se anche non lo fa, la prima volta che a un cliente si perdono dati in qualche maniera questo cerca di incolpare il suo Service Provider, anche se questo gli ha fatto firmare un contratto di assistenza nel quale qualunque cosa succeda è sollevato da ogni responsabilità.

Di fatto se si vende semplicemente il software di backup, prima o poi ci si trova a doversi misurare con lo scontento del cliente, il quale in caso di incidente tenterà di tirare in ballo il Service Provider.

Analogo discorso si può fare per la gestione dell’antivirus: se si lavora sull’infrastruttura on-site a casa del cliente è difficile gestire aggiornamenti e via di seguito, mentre se l’infrastruttura del cliente è virtualizzata in Cloud il Service Provider può gestirla da remoto in qualsiasi momento ed essere certo di superare i problemi che derivano dalla negligenza dei clienti.

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Importante e da non sottovalutare è l’effetto lock-in che si potrebbe esercitare sui clienti, perché se al cliente si fornisce non il semplice supporto tecnico ma un ventaglio di soluzioni e tutta una serie di tecnologie esternalizzate in Cloud tra cui i server, nel momento in cui il cliente decidesse di cambiare fornitore ci penserebbe due volte, perché spostare la propria infrastruttura e tutta una serie di soluzioni e servizi (antivirus, backup, posta elettronica eccetera) è laborioso, costoso e comporta dei tempi di inattività dell’azienda.

Ed esistono anche problematiche di portabilità, nel senso che bisogna valutare la compatibilità e poi la presenza di tutti i servizi cui si era abituati.

Un ulteriore vantaggio di gestire le infrastrutture dei propri clienti su Cloud invece che fisicamente, deriva dalla standardizzazione delle soluzioni, quindi nel momento in cui si è scelto il provider con cui e gestire la propria la propria infrastruttura, normalmente la gestione dei server dei propri clienti è tutta organizzata in maniera standardizzata, pertanto tutte le macchine sono disponibili all'interno del pannello di gestione e quindi la gestione delle macchine non è più alla rinfusa perché ogni cliente potrebbe avere degli standard diversi, ma standardizzando si riesce ad avere una gestione più lineare. Si ottiene anche un’ottimizzazione delle risorse interne, perché molto spesso si adottano soluzioni diverse per clienti diversi e quindi poi il tempo da dedicare per ogni singolo cliente cambia e magari non tutti al proprio interno sono in grado di mettere mani tecnicamente sulle infrastrutture dei propri clienti, invece standardizzando si riesce a formare meglio le risorse perché si lavora su un unico standard e così si riesce a gestire un volume di clienti maggiore, riducendo i costi.

In Cloud c’è la possibilità di ottimizzare il lavoro di gestione perché una gran parte di interventi viene fatta o può essere fatta da remoto; la gestione dei server può essere fatta da remoto e generalmente il 90÷95% di interventi si fanno da remoto e si va dal cliente soltanto se bisogna fare attività critiche o attività lato hardware.

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Infatti pur spostando in Cloud i Server, dal cliente rimangono comunque dei PC che esso utilizza per accedere da remoto ai server virtualizzati, quindi dei client e tutto ciò che serve a connetterli in Rete: switch, router e firewall.

La possibilità di gestione da remoto delle infrastrutture IT permette al Service Provider di allargare i propri orizzonti anche al di fuori del perimetro nel quale si muove abitualmente, che magari è 50 km dalla sede, cercando clientela anche a qualche centinaio di km, proprio perché può eseguire gli interventi da remoto e andare di persona soltanto in casi particolari e occasionali.

Poi tra i vantaggi c’è il fatto che nel momento in cui si migra un cliente in Cloud, per esempio quello di CoreTech, diventa possibile importare le macchine, quindi in realtà spostarsi nel Cloud vuol dire rifare tutto da capo: molto spesso c’è la possibilità di importare le macchine nell’ambiente Cloud e il cliente si ritrova in Cloud una macchina virtuale esattamente uguale a quella che ha il cliente in casa e quindi si trova già un bel pezzo di lavoro già pronto.

Scegliendo il Cloud Provider giusto, si può offrire alla propria clientela una maggiore sicurezza rispetto a quella che generalmente avrebbe in casa. Malgrado ci sia in mezzo una connessione Internet e i dati siano su un Data Center e quindi fuori dalla sede del cliente, per un hacker è più difficile carpire i dati contenuti in Cloud che farlo accedendo alla rete aziendale del cliente finale passando da Internet e bucando le protezioni locali, quando ci sono.

Anche perché un Data Center di un Cloud Provider è soggetto a degli obblighi che generalmente sono superiori a quelli del cliente: già solo per quel che riguarda l’accesso fisico ai locali, entrare in un Data Center è più difficile che forzare la serratura di un ufficio e prendere i server.

Senza contare la disponibilità del sistema, che è maggiore che nella media delle aziende dove può saltare la corrente, dove può non esserci un’efficace refrigerazione e connettività ecc.

Ed anche la gestione del software, perché difficilmente un Cloud Provider ha software con la licenza scaduta o non aggiornati, mentre in un’azienda può capitare.

Struttura in Cluster e Data Center del Cloud CoreTech

Il Cloud Stellar di CoreTech risponde pienamente alle esigenze della clientela in fatto di affidabilità, disponibilità, sicurezza e compliance GDPR; sicurezza e affidabilità sono garantiti da una struttura ridondante composta da cluster (ossia blocchi di macchine e relativi storage) al cui ingresso si trovano due firewall (uno ridondante) che ripartiscono il traffico e uno switch Aruba modulare (HPE 5400 con doppio controller per avere la ridondanza) che affacciano le macchine rack all’esterno.

Ogni cluster è formato da 3 nodi con lo storage di rete direttamente connesso SaaS, più uno switch 10 Gigabit per gli storage di backup. Nel caso del Cloud CoreTech i tre server sono basati su VMware, hanno doppia alimentazione, doppia scheda di rete (quindi schede di rete da 4 canali però sono due distinte collegate allo switch che ha moduli completamente distinti in cluster) sono collegate allo storage doppia controller doppio alimentatore. E poi sullo storage che sono fatti adesso solo di dischi SSD ci sono due Raid 6.

Quindi c’è un firewall per l’accesso al cluster, uno switch con doppio controller, doppia alimentazione (così se salta una entra in funzione l’altra e viene mantenuta la disponibilità) e doppia connessione, poi ogni cluster è formato da tre server (nodi) un doppio controller e lo storage.

Gli switch sono Aruba 5400 che hanno oltre al doppio alimentatore, un doppio controller e hanno le connessioni ad ogni hypervisor duplicate, cioè per ogni hypervisor la connessione è ridondata su due schede distinte.

Questa non è certo la configurazione tipica che un cliente PMI ha in casa; ecco perché il Cloud CoreTech è qualcosa di più e sicuramente più affidabile e sicuro.

In tema di sicurezza, il Cloud CoreTech è ospitato in un Data Center Supernap, che è un ambiente voglio dire che sicuramente più sicuro di un qualsiasi ambiente CED in un ufficio modesto. Un ambiente sorvegliato costantemente da persone armate.

La connettività è ridondante, dato che è ottenuta da 200 fibre ottiche collegate su vari percorsi e l’alimentazione elettrica proviene da due linee distinte ed è ausiliata da sistemi di continuità elettrica che garantiscono almeno 96 ore di completa autonomia gruppi di continuità a carburante.

Quattro motivi per scegliere il Cloud CoreTech

Gli elementi che contraddistinguono l’offerta Cloud CoreTech sono quattro: la qualità dell’infrastruttura di appoggio, la rispondenza alla legislazione vigente, la formula all-inclusive e il supporto tecnico.

L’infrastruttura è intesa come Data Center e architettura hardware, che in questo caso è HP, IBM, Cisco o Aruba, quindi hardware di un certo tipo. Quindi il fatto che CoreTech sia una realtà di dimensioni inferiori a quelle di provider più blasonati non significa che i servizi che eroga siano di qualità inferiore.

Generalmente anche i Big Player come Microsoft, Amazon e Google utilizzano Data Center di terzi, quindi in alcuni casi costruiscono un loro Data Center ma in tantissimi altri casi il Data Center non è non è loro infatti in quello di Supernap ci sono degli operatori di queste Big Tech.

La connettività che usano le Big Tech è la stessa che viene utilizzata da CoreTech all’interno del Data Center, quindi niente di meno dei grandi operatori.

Sul piano dell’hardware, nel momento in cui si utilizzano i top player HP, IBM, Cisco e altri grandi produttori, il livello qualitativo si porta a quello dei grandi Cloud Provider, perché può essere che Microsoft o Google si facciano a customizzare l'hardware, ma non producono in proprio bensì utilizzano soluzioni dei marchi già citati.

Andiamo a come viene generalizzata l’infrastruttura: abbiamo dato un esempio di come sono fatti i cluster eccetera, ossia come sono composti quelli dei grandi Cloud Provider.

Quanto ai sistemi operativi o i sistemi di gestione della virtualizzazione: il Cloud CoreTech impiega ciò che viene adottato dai grandi player: sul mercato si trova KWM per quel che riguarda l’ambito Open Source e Oxen ad esempio, che sono strumenti che utilizzano Amazon e Google; Hyper-v che è quello che utilizza Microsoft e poi abbiamo VMware. Sono questi quattro.

Poi possiamo metterci sopra Windows o Linux.

La piattaforma Cloud di CoreTech è quella di Sigma, che a differenza di quella di altri operatori consente di gestire la parte Cloud ed anche attività di processo, cosa che magari ad altri operatori non interessa particolarmente perché vogliono prendere direttamente il cliente.

Un elemento molto importante riguarda la legislazione, quindi GDPR, DPA ecc. Questo perché il contratto deve essere un contratto valido in Italia. Quando si vende un prodotto o un servizio di un terzo operatore che risiede all’estero o che si appoggia a Data Center esteri bisogna verificare che custodisca i dati conformemente alla legislazione italiana e al GDPR. Questo non tutti lo garantiscono perché magari nel paese dove si trova l’infrastruttura i dati non devono essere protetti.

Il Cloud CoreTech risiede su Data Center che sta in territorio italiano.

Non meno importante è il supporto diretto: se dovete prendere un impegno nei confronti di un cliente per realizzargli delle macchine di produzione (server gestionale, domain controller eccetera) dovete essere certi che nel momento in cui c'è un problema potete rivolgervi a qualcuno che può intervenire direttamente e non qualcuno che rigira il ticket a qualcun'altro e non saprete mai se potete in qualche modo interloquire con un tecnico.

Questo qui è fondamentale per chi fa supporto ed è chiaramente un elemento importante anche per i clienti e non è detto che sia possibile farlo con operatori internazionali.

Ultimo elemento da considerare sono i servizi full optional o meglio all inclusive.

I provider di soluzioni server in Cloud sono tanti e ognuno costruisce la propria offerta secondo determinate logiche, quindi andare a confrontare le offerte di un provider con l’altro non è semplice ma neanche per gli addetti ai lavori. Ognuno concepisce le offerte secondo logiche diverse, cercando di dare evidenza al costo, perché spesso il costo è il primo elemento che si mette a confronto e pur di tenerlo basso le offerte vengono scorporate di qualcosa.

Questa non è la filosofia di CoreTech, infatti come mostra la pagina del configuratore del Cloud STELLAR (immagine seguente) abbiamo costruito delle logiche per cui i server offerti hanno tutte le caratteristiche che avranno nella versione definitiva. Quindi questo non è un configuratore su cui una volta finito si aggiunge un altro pezzo a richiesta e tariffato a parte.

I server Cloud offerti da CoreTech sono completi di tutto quello che serve per andare in produzione: non sono versioni minimali giusto per costare poco e poi il cliente si accorge che gli serve questo e quel servizio (backup, supporto tecnico ecc.) che deve pagare a parte.

Ogni offerta è inclusiva di tutto, quindi chi sottoscrive un server Cloud CoreTech sa che in maniera nativa il server si porta dietro gli strumenti per gestire il backup dei dati, quindi se acquista un server con un certo ammontare di storage, altrettanto ne ha disponibile nella sezione dedicata al backup; viene inoltre fornito, oltre allo spazio di backup, l’agente per gestire backup, quindi con il Cloud CoreTech vengono dati tutti gli strumenti per la gestione dei backup e non solo lo storage.

In più viene fatto mensilmente e in maniera automatica un backup di tutta la macchina virtuale del cliente, oltre a quello dei dati compreso nell’offerta. Praticamente nella soluzione venduta i dati dei clienti esistono tre volte, il che conferisce il massimo della sicurezza, a prezzo invariato.

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Inoltre è compresa la possibilità di gestire gli Snapshot attraverso la gestione centralizzata dei server che si realizza tramite la piattaforma Sygma; quest’ultima mette a disposizione una serie di funzionalità tra cui la la gestione degli Snapshot ed è molto utile soprattutto nel momento in cui bisogna svolgere delle attività particolarmente critiche sulle macchine, per cui in autonomia è possibile lanciare uno snapshot della macchina, fare l'attività che si desidera e solo se vengono fuori dei problemi a seguito dell’attività stessa, sempre in autonomia è possibile eseguire un Reverse Snapshot e tornare alla configurazione inizial 

Cloud CoreTech: è scalabile linearmente

Un a particolarità del Cloud CoreTech è che le risorse sono scalabili in maniera lineare, quindi per incrementare le CPU, lo storage e via di seguito è possibile acquistare unità di quello e non passare a un’offerta più superiore; questo elemento distintivo è molto importante perché la gran parte dei Big Tech non permette la scalabilità lineare delle risorse ma vende pacchetti comprendenti un certo numero di CPU, di spazio di storage e di RAM, quindi chi vuole aumentare anche solo una di tali risorse deve comperare il pacchetto che ha l’ammontare richiesto, anche se non gli occorrono gli altri elementi. Questo modello a gradino prende spunto da quello di Amazon, che per prima lo ha fatto e forse ancora prima lo aveva utilizzato Hosting.

Quindi la media delle offerte Cloud è a gradini, mentre con CoreTech ogni risorsa può essere aumentata o ridotta indipendentemente dalle altre e ciò può essere fatto anche in maniera istantanea, perché è possibile sottoscrivere nuove risorse direttamente dalla piattaforma Sygma ed averle subito dopo disponibili sulla macchina desiderata.

CoreTech è un'azienda che si rivolge esclusivamente ai partner, quindi non vende direttamente ai clienti finali ma ai Service Provider; questo è una garanzia per i rivenditori perché non entreranno mai in concorrenza con CoreTech e quindi con il loro Cloud Provider, cosa che invece succede con i Big Tech, che da tempo consentono all’utente finale di acquistare direttamente bypassando il tradizionale rivenditore.

In quest’ottica si colloca il fatto che le soluzioni offerte da CoreTech ai rivenditori possono essere fornite con la formula White Label, nel senso possono essere brandizzate direttamente o tramite un’interfaccia di gestione; questo significa che il rivenditore può offrirle alla propria clientela con un  proprio marchio e questo è un vantaggio a livello di immagine, per dare visibilità verso i clienti cui si sta erogando un servizio.

La razionale gestione degli Hypervisor per limitare sovraccarichi nello storage

Un altro elemento fondamentale del Cloud CoreTech è il fatto che si rivolte ad ambienti di produzione, che quindi devono integrare una serie di componenti come backup, dati ridondati, clusterizzazione, ma un altro aspetto che non in tanti conoscono ma che magari in tanti hanno sperimentato è il fatto che con una certa frequenza quando si attiva un server in Cloud si verifica uno spiacevole evento per cui si ha un server che magari a livello di risorse e scarsamente utilizzato cioè l’utilizzo della RAM e dei core è minimale e pure la macchina in certi momenti risulta molto veloce e in altri momenti molto lenta.

Questo è un elemento che nessun provider in Italia fino ad oggi ha dato modo di controllare da parte di chi sottoscrive il Cloud ma che segue una logica ben precisa, cioè quella della gestione degli hypervisor e della quantità di macchine virtuali che vengono create sull’hypervisor che comunicano poi con l’area storage, perché tipicamente le macchine Cloud create su sugli hypervisor comunicano con gli storage.

Quindi ogni server Cloud nel momento in cui sta lavorando se va interfacciare con lo storage e chiaramente deve attendere la risposta da parte dello storage per poter continuare l’elaborazione (immagine seguente).

Molto spesso i Big Player tendono a sovraccaricare i loro hypervisor di macchine virtuali scommettendo sul fatto che i propri clienti non stiano lavorando in contemporanea sopra una certa soglia di carico; in pratica assegnano dinamicamente le risorse di storage sulla base dell’utilizzo medio che registrano. Purtroppo quando più macchine richiedono contemporaneamente l’accesso allo storage, quest’ultimo non riesce a rispondere a tutti in tempi veloci e quindi rallenta nelle risposte, cosicché una macchina, pur essendo poco utilizzata è lenta perché sta aspettando il proprio turno per ricevere risposte da parte dello storage.

Nel Cloud CoreTech, invece esiste una ripartizione dei server in due classi che sono la Classe C e la classe A; in quest’ultima lo storage è composto da dischi SSD e quindi più veloci. In ogni caso per ogni classe è garantita una velocità di disk I/O che è la velocità di comunicazione tra gli hypervisor e lo storage. La classe C ha un minimo garantito di 30 megabyte al secondo e la classe A ha un minimo garantito di 100 megabyte al secondo, quindi questi valori permettono di garantire ai clienti che gli ambienti di produzione che mettono sulla nostra infrastruttura avranno certe prestazioni a prescindere dalla percentuale di utilizzo.

Qualche Cloud Provider supera il problema descritto facendo “girare” le VM sull’hypervisor ossia sullo storage di quest’ultimo; è il caso delle offerte dove si definisce lo storage “local storage” ma in questo caso c’è una macchina con un hypervisor sul quale vanno in esecuzione più macchine virtuali che però stanno su dei dischi locali, quindi non si tratta di una configurazione cluster, perché si ha una macchina virtuale che è su un singolo hypervisor: praticamente la stessa configurazione che si potrebbe avere fisicamente nel server in sede di un’azienda e non certo la configurazione tipica dei server in Cloud.

Questo tipo di configurazione viene indicato come VPS ed è quella più economica, però non è un cluster, perché un cluster è un insieme di macchine; prendendo ad esempio il tipico cluster del Cloud CoreTech, a 3 nodi, vede normalmente inutilizzato il 33% delle risorse di ogni macchina. Ma questo che sembrerebbe uno spreco in realtà è una garanzia di continuità. Infatti macchine con tre server e uno storage evitano di incorrere in quello che è stato appena spiegato.

I collegamenti con lo storage non passano attraverso la rete locale come in un comune storage condiviso ma sono diretti (DAS=Direct Attached Storage) e duplicati; a questo storage al massimo si potrebbero collegare quattro hypervisor. In questo modo i cluster sono delle macchine a capacità finita, quindi al massimo le macchine che possono girare sono quelle date dal totale dei core che abbiamo sugli hypervisor meno un terzo.

Evitando di utilizzare al massimo e oltre il massimo lo storage, in caso di necessità c’è tutta la riserva che serve a garantire sempre la performance contrattualmente prevista.

Gestione del Network e firewall dedicato

Un elemento rilevante nella scelta del Cloud è la parte network, altrimenti non esisterebbe il Cloud: quindi connettività e interfacce di rete dalla connessione alle macchine. Nelle soluzioni Cloud CoreTech si può costruire qualsiasi ambiente perché tutti i server sono protetti da firewall condivisi, ma laddove sia necessario avere un firewall dedicato è possibile averlo.

Con un firewall dedicato, oltre avere una gestione diretta del networking si può ad esempio attivare delle VPN. Tecnologicamente, un firewall dedicato non è altro che un server Cloud con un’istanza virtuale della soluzione scelta, che nel caso del Cloud CoreTech è il firewall Kerio Control.

Naturalmente l’offerta CoreTech è flessibile, quindi se qualche cliente ha una diversa preferenza può fornire l’immagine della macchina da caricare ed avere un proprio firewall in gestione.

Con il Cloud CoreTech si possono quindi configurare i seguenti scenari:

  1. IP pubblico diretto;
  2. firewall condiviso;
  3. firewall dedicato.

Nel primo caso un IP pubblico può essere assegnato direttamente alla macchina; questo si fa quando bisogna mettere su un firewall dedicato, ad esempio nel caso in cui in Cloud si voglia mettere un centralino che abbia delle funzionalità che consentono di autoproteggersi; per non avere difficoltà con configurazioni, porte eccetera si assegna direttamente l’IP pubblico e si abilitano le funzioni di autoprotezione che questi sistemi hanno.

Il secondo scenario è quello in cui il firewall è condiviso, quindi alla macchina viene assegnato un IP di cluster privato assegnato automaticamente al sistema, ogni macchina viene assegnata a una VLAN specifica e si può utilizzare il firewall condiviso, che è una insieme di macchine virtuali all'interno di un contesto cluster. Con il firewall condiviso non si possono avviare VPN site-to-site, salvo che non si configuri qualche servizio sulla macchina stessa che mettete dentro il firewall il condiviso. Inoltre non è possibile avere accesso al log del firewall e si può definire un numero limitato di regole: un numero minimo è compreso nell’offerta, mentre è possibile acquistare a parte blocchi di regole aggiuntive.

Infine il firewall dedicato è il contesto che permette di replicare la stessa architettura di rete che magari un cliente aveva fisicamente in sede, quindi ci sono tutte le macchine virtuali del caso eventualmente sulle stesse VLAN o su VLAN diverse, davanti alle quali c’è il firewall dedicato al quale sono assegnati tutti gli IP pubblici (quelli desiderati); poi si eseguono tutte le configurazioni desiderate.

Questa è una configurazione che può essere fatta per il singolo cliente e quindi potete avere i clienti che hanno due o tre macchine che vogliono la VPN site-t- site to site eccetera, che vogliono un livello di dettaglio dei log, insomma clienti che hanno esigenze specifiche tali che ha senso mettere un firewall dedicato virtuale

È anche prevista la possibilità di assegnare a un firewall dedicato le infrastrutture di più clienti, quindi in quel caso è poi necessario strutturare bene le regole, creare le VLAN ecc.

Quindi non ci sono limitazioni e il Cloud permette di soddisfare tutte le esigenze.

Adattabilità del Cloud CoreTech ai gestionali

Per quanto riguarda la compatibilità del Cloud CoreTech con i gestionali appoggiati al Cloud o erogati come servizio (SaaS) bisogna distinguere se si tratta di una specifica azienda o di un contesto dove occorre gestire diversi clienti. Ci sono software house che vendono ad ogni cliente il gestionale e altre che hanno organizzato un’infrastruttura in Cloud per gestire più clienti.

Quelli che gestiscono cliente per cliente generalmente mettono in Cloud una VM abbastanza grande (magari in cui si esegue TSPlus o RDP) usano il firewall condiviso e aprono magari la porta 443 o altre modalità per accedere al gestionale. 

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Quelli che hanno dei gestionali un po’ più esigenti implementano un front-end interfacciato al database (per esempio mySQL o Microsoft); in questo caso c’è sempre firewall condiviso nel front-end (in realtà entrano in RDP con Microsoft o TSPlus) però hanno il database collocato su un’altra macchina perché in qualche modo questo gli consente una scalabilità migliore, cioè gli permette di delineare uno scenario in cui c’è un bilanciatore di carico (load balancer) o gateway dietro cui si trovano due o più server RDP e poi magari c’è una macchina dove si trova il database.

Questo è un altro tipo di configurazione cui si abbina un firewall dedicato, perché in questa situazione l’incidenza del costo del firewall dedicato è limitata, in quanto il costo è ammortizzato da tutte le altre macchine. Infatti si può arrivare a 20÷25 macchine virtuali.

Tale scenario è quello che stanno adottando delle software house che lavorano con il Cloud CoreTech, le quali partono già col firewall dedicato, mettono un gateway bilanciatore (load balancer) e che ad esempio è nella licenza TSPlus, poi partono con almeno due macchine ma presto le aumentano (perché hanno una scalabilità orizzontale) man mano che entrano i clienti, per cui hanno già tutta l'infrastruttura fatta. Hanno un unico punto di accesso che danno ai clienti indirizzo IP e possono avere uno o più DB server (immagine seguente) perché in alcuni casi si può decidere che ci sia una affinity tra l’utente, gli RDP server e i rispettivi database.

In questo contesto alcuni creano anche un Domain Controller con il suo gemello, perché magari fanno un’autenticazione che non è locale come in questo caso ma è un’applicazione basata su Active Directory di Microsoft.

Questa è una configurazione tipica degli ambienti dove la software house propone il proprio gestionale in maniera tale da dare un pezzo del gestionale senza vendere tutta la configurazione del gateway e del server, ma erogando il prodotto in modalità SaaS.

Lo stesso principio della software house in realtà è utilizzato anche dai System Integrator che decidono di mettere a disposizione dei loro clienti alcuni servizi, diventando a loro volta dei provider di hosting, di posta elettronica e via di seguito. In questo caso possono acquistare un’infrastruttura su Cloud CoreTech, prendere un firewall dedicato, metterci dei web server propri (Plesk, Cpanel ecc.) e fornire alla clientela servizi sfruttando sollo l’infrastruttura. Per la posta è possibile mettere in Cloud dei mail server come per esempio Kerio Control, IceWarp ecc.

Il processo di Migrazione

Una problematica che a volte preoccupa chi vorrebbe passare al Cloud ed anche chi questo passaggio deve porlo -quindi i Service Provider- è quella della migrazione di server fisici verso il Cloud. La migrazione difficilmente è qualcosa che si può fare pari-pari, nel senso che è possibile farla in maniera indolore, tale e quale, solo per ambienti virtualizzati con hypervisor uguali a quelli supportati dall’ambiente Cloud di destinazione.

Chiaramente se l’infrastruttura da migrare è composta da macchine datate non è possibile trasferirle tali e quali e bisogna rifare l’installazione da zero, con una procedura più lunga che si divide in passaggi.

Il primo step consiste nel fare un test, utilizzando ad esempio una funzionalità di VMware chiamata VMware vCenter Converter con la quale ci si collega alla macchina origine (allo scopo presso l’infrastruttura fisica bisogna aprire delle porte sul server) e si esegue un test di importazione della macchina all’interno del Cloud CoreTech.

Quindi si importa la macchina senza fare altre cose e si vede se si accende. Chiaramente la si sconnette eventualmente da Internet staccando il cavo di rete (a livello virtuale si può fare dalla console) e si verifica se la macchina parte e se funziona, se ci sono delle cose da vedere ecc. in modo da farsi un’idea se questo processo ha modo di funzionare.

Nello step 2 si fa un lavoro pre-produzione, ossia una sincronizzazione: si decidono uno o più momenti in cui rilanciare il processo di importazione o di conversione che può essere phisical to phisical o virtual to virtual (perché l’infrastruttura origine può essere fisica o virtuale), quindi si verifica quanto tempo occorre. La procedura si prova un paio di volte e a quel punto si pianifica la messa in produzione, ovvero il momento in cui iniziare la migrazione vera e propria e la messa in esercizio dell’infrastruttura su Cloud CoreTech.

Nel terzo step si lancia la sincronizzazione, si spengono i servizi (magari si disabilita una scheda di rete) che ci sono sulle macchine di produzione, si esegue l’ultima sincronizzazione e si accende la macchina virtuale, si esegue un ulteriore test per vedere che tutto sia posto e si avvia la pubblicazione, cioè si affaccia la macchina a un IP pubblico se c'è un firewall. Da quel momento la macchina è in produzione.

La credibilità nella proposta Cloud

Il Service Provider che voglia iniziare a vendere servizi Cloud e quindi a diventare un Cloud Provider deve creare tutto un ecosistema che faccia da contorno alle offerte che andrà a fare alla propria clientela. Quindi deve cominciare dal proprio sito web a evidenziare tale attività, con una sezione dedicata o addirittura un minisito dedicato.

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Questo costruisce una certa credibilità, perché per vendere bisogna mettersi un po’ nella psicologia del cliente, il quale nel momento in cui esternalizza la propria infrastruttura mette i propri dati aziendali nelle mani del Cloud Provider e se di base non c’è la fiducia, ossia se non è convinto che il proprio interlocutore sia in grado di gestire ciò che gli viene affidato, difficilmente accetterà l’offerta.

Probabilmente il sito web da aggiornare è l’ultimo step prima presentare l’offerta, ma va fatto; l’offerta va presentata al cliente in maniera che non ci sia solo la riga col prezzo come si faceva una volta quando si vendeva l’hardware, perché il valore dell’hardware già lo spiega il produttore. Qui si tratta di vendere un servizio e il valore lo deve trasmettere il Service Provider che voglia vendere Cloud.

In quest’ottica si colloca anche la competenza tecnica, utile a rispondere alle domande del cliente e a sapere su quali punti insistere per valorizzare la propria offerta; le funzioni del Cloud CoreTech spiegate in questo tutorial sono sicuramente una solida base per esporre il valore di un’offerta che si distingue dal grosso delle offerte dei competitor.

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